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1832 - Il Museo di Antichità ed Egizie

Nel 1824, l’acquisto da parte di Carlo Felice di Savoia della collezione Drovetti conduce a un primo allestimento nel palazzo dell’Accademia delle Scienze. Si ha così un Museo Egizio presso I’ex Collegio dei Nobili e un Museo di antichità greco-romane all’Università dove dal 1763 si trova già esposto il nucleo di reperti egizi frutto della spedizione di Vitaliano Donati voluta da Carlo Emanuele III. Nel 1831 è formalizzata la consegna dei monumenti egizi a Pietro Ignazio Barucchi, direttore del Museo di Antichità dal 1814 al 1835; nel 1832, dopo la costruzione della nuova ala su Piazza Carignano, anche le collezioni archeologiche sono trasferite nella stessa sede ad eccezione, fino al 1878, del materiale epigrafico e delle statue di Susa. L’allestimento nel cortile del Palazzo dell’Università si vede, infatti, ancora riprodotto in un acquarello di Luigi Premazzi datato 1841 e nella tav. IX del volume degli architetti F.E. Callet – J.B. Lesueur (Architecture italienne septentrionale, Paris 1855); nella tav. VII dello stesso volume un’incisione ricorda alcuni monumenti “tombe e frammenti antichi”, in gran parte tuttora conservati, e riallestiti nell’attuale esposizione.

L’Inventario del materiale. Museo di Antichità ed Egizio, del 1834, descrive sinteticamente la disposizione dei reperti: quelli greco-romani ai piani superiori, in una “sala greca” e in un vestibolo, i materiali medievali e moderni in un salottino, il Medagliere nello studio del direttore. Nella prima sala, con le finestre schermate da tende di percalle bianco, l’esposizione prevede eleganti ma scomodi scaffali in noce, riccamente ornati e ve trine, basse per una agevole visione dei reperti. Degli arredi, mantenuti solo in parte nei successivi allestimenti, rimane testimonianza in due dipinti di Lorenzo Delleani che illustrano le sale egizie.

Le raccolte di materiali classici continuano a essere incrementate: nel 1828 è acquistata la collezione Moschini, di vasi greci e italioti, nel 1853 la collezione Pullini (bronzetti), nel 1866 la collezione Lavy (numismatica). Dal 1837 confluiscono in museo i reperti provenienti dagli scavi di Carlo Promis a Luni. Sotto la direzione del Barucchi e, dal 1835, di suo nipote Francesco, sono inoltre costanti gli incrementi di materiali archeologici provenienti da scavi dal territorio piemontese.

Negli anni alla guida del Museo si succedono Francesco Barucchi (1835-1860), coadiuvato da Ariodante Fabretti e Pier Camillo Orcurti, direttore a sua volta dal 1861 al 1870. Nel 1847, la donazione di Marcello Cerruti dà inizio alle collezioni cipriote; lo stesso anno Paolo Emilio Botta scopritore della civiltà assira, destina al Museo due grandi rilievi provenienti dai suoi scavi di Khorsabad (collezioni orientali).

Dal 1872 al 1893 è direttore un grande studioso, Ariodante Fabretti, al quale si devono nuove importanti acquisizioni e una intensa attività di riordino e riallestimento delle collezioni di antichità. Giungono in museo numerosi reperti etruschi: da Vulci (1871) vasi e bronzi ritrovati negli scavi di Luciano Bonaparte, principe di Canino (collezione Canino), da Chiusi, urne cinerarie e parte del contenuto della tomba dei Matausni (1883). Nel 1884 sono acquistati i corredi funerari della necropoli longobarda di Testona (To), da poco ritrovati.


Il continuo accrescimento dei materiali archeologici dovuto a fortunati scavi in area piemontese e a ritrovamenti in tutti i territori del regno di Sardegna, determinano la costruzione nel cortile del Palazzo dell’Accademia delle Scienze di un’ala nuova, in forma di arancera in cui sono collocate “le statue e i marmi di maggior mole”; le successive trasformazioni dell’esposizione sono documentate da alcune lastre fotografiche e da un dipinto del 1880 attribuito a Demetrio Cosola.

Dal 1894 fino al 1928, è direttore Ernesto Schiaparelli. Insigne egittologo, lo Schiaparelli amplia straordinariamente la sezione egizia con nuove acquisizioni e effettuando dal 1903 scavi in loco. L’arrivo dei quasi 20.000 reperti frutto delle indagini in Egitto e il seguitare dei ritrovamenti piemontesi - in particolare lo sviluppo del settore preistorico e protostorico avviato con l’acquisizione nel 1895, della collezione Gastaldi e promosso da Pietro Barocelli (1912-1933) a seguito di importanti scoperte di necropoli dell’età del ferro nel novarese - portano nel 1940, alla scelta di separare le collezioni egizie da quelle “greco-romane”.

Archeologia a Torino

Il Museo di Antichità di Torino prepara la sua terza sezione dedicata all’archeologia della città, intenzionalmente non inserita nel Padiglione del Territorio piemontese progettato dagli architetti Roberto Gabetti e Aimaro Isola e inaugurato nel 1998, dove si espongono i ritrovamenti del territorio piemontese, ad eccezione appunto di Torino

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Indirizzo:
Piazzetta Reale 1 - 10122 Torino

Telefono:
+39 011.5212251    +39 011.5211106

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da martedì a domenica 9.00 - 19.00


Si avvisano i visitatori che per motivi di sicurezza non è possibile accedere ai Musei Reali con zaini, borsoni, trolley o altri tipi di bagagli di medie o grandi dimensioni

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