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1572 – Dal Teatro Ducale alla Galleria d’arte


In sintonia con le più importanti collezioni europee del secondo Cinquecento, Emanuele Filiberto di Savoia (1553-1580), per il suo celebrato Teatro ducale, insieme Biblioteca e Museo, acquista libri, strumenti scientifici, dipinti, rarità naturalistiche, e molte altre tipologie di oggetti e curiosità varie, riservando una particolare attenzione alle antichità. Reperti archeologici, simboli di nobiltà e prestigio, vanno a impreziosire gli ambienti della residenza ducale e i giardini ad essa annessi. Il Duca, grazie ad una vasta rete di intermediari e procacciatori di “anticaglie”, acquisisce, dal 1572, intere raccolte, in particolare da Roma e da Venezia. Dal Palazzo del Vescovo, sede ducale, la biblioteca-museo «di tutte le scienze», di molto ampliata è successivamente trasferita in un edificio attiguo alla chiesa di San Martiniano, appositamente allestito allo scopo di «conservare e mostrare».

Carlo Emanuele I (1580-1630) prosegue, giovanissimo, le ambizioni collezionistiche del padre, con grande passione e competenza e una particolare predilezione per la numismatica: «Di medaglie e sculture antiche ha cognizione tale, che fa meravigliare quelli che ne fanno professione» scrive di lui nel 1583, l’ambasciatore veneziano Costantino Molin. Le raccolte ducali sono allestite nella Galleria d'arte, la Grande Galleria, costruita a unire l’antico castello (Palazzo Madama) al nuovo palazzo ducale (attuale Palazzo Reale), compiuta nel 1608. Confluiscono in quegli anni a Torino, frutto delle fortunate trattative di acquisto condotte dagli ambasciatori sabaudi a Roma sin dagli anni Settanta del Cinquecento, alcune delle più rinomate e ambite collezioni del tempo come la Collezione Garimberti, la Collezione Gonzaga, la Collezione Altoviti.

 
L’Inventaro delle Statue, Busti, Bassi rilievi et altri marmi di S. A. Ser.ma stanti nella Galleria et altri luoghi, compilato il 4 settembre 1631, che segue un ordine topografico, colloca le antichità - soprattutto teste e piccoli busti, bronzetti, urne e vasi - sulle porte, su ventidue guardarobe (armadi) contenenti la pregiata biblioteca del duca, sui camini - al di sopra dei quali dal 1608 era stata murata la raccolta di rilievi antichi - e per terra. Dal 1611, molti busti trovano posto tra le finestre della nuova terrazza porticata annessa alla Galleria; pochissime le statue a tutto tondo, di ridotte dimensioni, come le quattro statuette poste all’ingresso al di sopra di piedistalli piramidali in marmi pregiati, fra cui è possibile riconoscere quella di “console piccolo con uccello in mano” nella statuetta di bambino togato conservata nei depositi del Museo. Le statue di maggiori dimensioni ornano, invece, le fontane e i giardini intorno al Castello e il casino di caccia del Viboccone.

 

La Galleria, devastata da due incendi, nel 1659 e nel 1667, è ricostruita da Carlo Emanuele II (1638-1675), a partire dal 1674: parte delle raccolte antiquarie, è recuperata e probabilmente collocata nella nuova galleria, parte è dispersa o immagazzinata. Gli scavi del 2000 in Piazza Castello, consentono il ritrovamento di una porzione della stele di Tettienus Vitalis, perduta nella distruzione della Galleria.
 

Archeologia a Torino

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Indirizzo:
Piazzetta Reale 1 - 10122 Torino

Telefono:
+39 011.5212251    +39 011.5211106

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da martedì a domenica 9.00 - 19.00


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