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Gli argenti

Il complesso di argenti, decorati a sbalzo e in alcuni casi dorati, è del tutto eccezionale. A differenza dei tesori di argenterie oggi noti, che comprendono di solito un suntuoso vassellame da tavola, quello di Marengo non doveva probabilmente contenere nessun oggetto destinato alla mensa.

Ma le particolarità non finiscono qui. Il busto in argento di Lucio Vero, imperatore dal 161 al 169, è tra i rarissimi ritratti in metallo prezioso conservati e di certo quello di dimensioni maggiori. Proprio per la mancanza di precisi confronti, la sua funzione è ancora incerta: si è pensato ad un busto montato al centro di uno scudo ornamentale (clipeo), oppure esposto su un supporto in legno o innalzato sui vessilli militari dell’esercito. Il ritratto imperiale fornisce un termine cronologico preciso, intorno al quale raggruppare molti degli oggetti.

L’altro elemento datante è una tabella con iscrizione votiva alla Fortuna Melior da parte di M. Vindius Verianus, prefetto della flotta in Moesia (bassa valle del Danubio) al principio del III secolo d.C.

Quasi tutti gli elementi che compongono il Tesoro si possono datare tra la seconda metà del II secolo e i primi decenni del III secolo d.C.

La maggior parte sono lamine di rivestimento di mobili e arredi di legno: cornici, fregi decorativi con motivi figurati, geometrici, floreali e persino un rarissimo esemplare decorato con una catasta di armi (un motivo diffuso nei monumenti in marmo e pietra ma quasi assente negli oggetti in metallo). Tra gli arredi c’era senz’altro un letto (kline), di cui rimangono due elementi decorativi della spalliera laterale: anche in questo caso si tratta di un unicum in argento e dell’esemplare più tardo sinora documentato.

Senza precisi confronti è anche una fascia di rivestimento (di un altare? della base di una statua?) decorata con tredici figure di divinità in altorilievo, tutte ispirate a celebri modelli statuari del mondo greco.

Per lo stile e le tecniche di lavorazione (il tipo di puntinatura del fondo, la doratura, la selezione dei modelli figurati) si può attribuire ad una stessa officina, forse locale o attiva nella Gallia romana, un preciso nucleo di argenti: gli elementi del letto, la fascia con divinità e un capitello con foglie di acanto.

Appartiene al complesso di argenti anche un disco (frammentario) con simboli dello zodiaco (ne restano due), che doveva decorare la parete o il soffitto di una suntuosa residenza o di un tempio: una moda diffusa nel III secolo, persino nel palazzo imperiale a Roma.

Completa l’insieme una testina femminile di divinità, ispirata ai modelli della Grecia ellenistica (III-I secolo a.C.), E’ questo il reperto di fattura più raffinata dell’intero Tesoro e forse il più antico: può infatti essere un caso di collezionismo di una statuetta più antica (I secolo a.C.-I secolo d.C.).

The collection of silver objects, decorated in repoussé and in some cases gilt, is absolutely exceptional. Unlike silver treasures known hitherto, which usually include sumptuous table vessels,  the Marengo Treasure probably did not contain any object for the table.
However uncommon features do not end there. The silver bust of Lucius Verus, emperor from A.D. 161 to 169, is among the rarest portraits in precious metal preserved, and certainly the largest one. Given the lack of precise parallels, its function is still uncertain: it was thought to be a bust mounted in the centre of an ornamental shield (clipeus), or displayed on a wooden stand or raised on the banners of the army. The emperor's portrait provides an exact chronological point, around which many of the objects can be dated.
Another dating tool is the plate with votive inscription dedicated to Fortuna Melior by M. Vindius Verianus, prefect of the fleet in Moesia (lower Danube valley) at the beginning of the 3rd century A.D.
Almost all the items included in the Treasure can be dated between the second half of the 2nd century and the first decades of the 3rd century A.D.
Most are covering elements for wooden furniture and furnishings: frames, decorative friezes with figurative, geometric, or floral patterns, and even an extremely rare specimen decorated with a pile of arms (a widespread motif in marble and stone monuments, but almost absent in metal objects). Among the furnishings there was definitely a bed (kline), of which two decorative elements of the back side remains: again this is a unique specimen in silver and so far the most recent documented.
Lacking exact parallels is also an applied band (of an altar? of the base of a statue?) decorated with thirteen figures of deities in high relief, all inspired by famous statue types from the Greek world.
On the basis of style and manufacturing techniques (the type of granulation of the background, the gilding, and the selection of figurative models), a precise group of silver items (the elements of the bed, the band with deities and a capital with acanthus leaves) can be attributed to the same workshop, perhaps local or active in Roman Gaul.
To the silver assemblage belongs also a (fragmentary) disc with symbols of the zodiac (two are preserved), which should have decorated the wall or ceiling of a sumptuous dwelling or a temple, according to a practice spread during the 3rd century, even in the imperial palace in Rome.
The assemblage is completed by the female head of a deity inspired by models from Hellenistic Greece (3rd - 1st century B.C.). This is the finest piece in the entire Treasure and perhaps the oldest: it could be a case of an earlier statuette from a collection (1st century B.C.- 1st century A.D.).

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