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Paolo Emilio Botta e la collezione assira al Museo di Antichità di Torino.

«A picciol numero si riducono le antichità assire: due teste a bassorilievo... e due frammenti d’iscrizioni cuneiformi». Così scrive nel 1872 il Fabretti nelle sue Notizie sul Regio Museo di Antichità di Torino. Eppure i reperti sono pochi ma eccezionali. Specialmente le due splendide teste a rilievo del re Sargon e di dignitario, giunte al Museo nel febbraio 1847, tra le prime testimonianze in assoluto di quel “nuovo mondo d’antichità”, l’Assiria, rivelata dagli scavi condotti a Khorsabad da Paolo Emilio Botta, figlio del patriota piemontese Carlo Botta, donate dallo stesso scavatore in segno di riconoscenza alla sua città natale. Gli altri reperti, avendo la Francia promosso e finanziato le ricerche, sono invece, com’è noto al Louvre.

Torino, che già nel 1824 vanta grazie all’acquisto della collezione Drovetti il primo Museo Egizio del mondo, può annoverare tra le sue raccolte anche alcune prime testimonianze di un’altra civiltà perduta, la Mesopotamia. Medico e naturalista, il Botta succede al Drovetti come console di Francia ad Alessandria d’Egitto, fino al suo trasferimento a Mossul, teatro dei sensazionali ritrovamenti avvenuti nel marzo 1843. L’impatto della scoperta del Botta sul mondo scientifico è enorme: affiora un mondo sepolto, di cui s’intuisce l’antichità millenaria, tanto più inconsueto essendo meno evidenti allora i nessi con le culture mediterranee della Grecia e di Roma. Autentico pioniere dell’indagine archeologica, lontano dagli interessi del collezionismo imperante all’epoca, Paolo Emilio scava, documenta e pubblica i suoi ritrovamenti con rigoroso approccio scientifico: il suo Monument de Ninive, può considerarsi il primo vero rapporto finale di un cantiere di scavo. I due rilievi da Khorsabad si possono dunque considerare i primi reperti del Vicino Oriente antico affluiti in un museo italiano a seguito di uno scavo archeologico controllato e scientificamente condotto.

La matrice primaria della raccolta torinese non è quindi collezionistica in senso stretto ma le successive acquisizioni sono di necessità costituite da lasciti privati o da acquisti sul mercato antiquario. Un progetto di ampliamento della sezione orientale voluto da Ernesto Schiaparelli, porta ad acquisire una raccolta di sigilli a cilindro e di testi cuneiformi (collezione quest’ultima, più ricca in Italia) per cui è in progetto la futura esposizione. Si deve allo Schiaparelli anche l’acquisizione della raccolta orientale del museo Kircheriano, a Torino dal 17 dicembre 1896, comprendente la testa a rilievo di ufficiale della guardia da Khorsabad e numerosi mattoni con bollo laterizio di sovrani mesopotamici come Urnammu di Ur, Sennacherib d’Assiria e Nabuccodonosor di Babilonia.

Da prima del 1872, sono presenti in Museo un altro frammento di rilievo di Sargon da Khorsabad con cavalli in pariglia, e due frammenti di rilievi di Sennacherib/Assurbanipal da Ninive, di cui uno probabilmente dono dell’avvocato Guadagnini, discendente da una nota famiglia di liutai cremonesi attivi alla corte sabauda che rappresentano l’uno cadaveri nel fiume dopo una battaglia, l’altro un corteo reale. Le vie che li portarono da Ninive a Torino sono purtroppo ignote. Un altro dono Guadagnini è un frammento di iscrizione sargonide, cosiddetta “dei tori”, mentre l’acquisizione di un ultimo frammento di iscrizione da Khorsabad resta priva di indicazioni. È stato infine di recente identificato un ultimo frammento di rilievo, sicuramente da Khorsabad, in cui è conservata l’immagine del fodero della spada reale sicuramente pertinente a una delle grandi scene cerimoniali.

La collezione antico-orientale è esposta al Museo di Antichità in un allestimento permanente dal 14 maggio 2010. Viene così a sfatarsi un destino d’oblio che pareva perseguitare i rilievi di Sargon da Khorsabad: messi in opera tra il 717 e il 707 a.C., non assolsero che per due anni alla loro funzione di manifesto della regalità assira; con la morte del re, avvenuta in battaglia nel 705, città e palazzo furono abbandonati a favore di Ninive. Sepolte per oltre due millenni, in epoca moderna le sculture furono proposte al pubblico soltanto episodicamente, e per brevi periodi.

Archeologia a Torino

Il Museo di Antichità di Torino prepara la sua terza sezione dedicata all’archeologia della città, intenzionalmente non inserita nel Padiglione del Territorio piemontese progettato dagli architetti Roberto Gabetti e Aimaro Isola e inaugurato nel 1998, dove si espongono i ritrovamenti del territorio piemontese, ad eccezione appunto di Torino

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