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Paleolitico e Mesolitico

Le più antiche tracce di presenza umana (Homo erectus) in Piemonte sono costituite da ritrovamenti sporadici di strumenti in pietra sommariamente scheggiati, databili al Paleolitico Inferiore (300.000-120.000 anni fa), provenienti da Conzano e Trino Vercellese. In questo periodo, piccoli gruppi di cacciatori e raccoglitori si spostano sul territorio probabilmente secondo ritmi stagionali, seguono branchi di erbivori, raccolgono prodotti vegetali spontanei, sfruttano materiali litici di origine locale. 

Nel  Paleolitico Medio (120.000-40.000 anni fa), durante la prima parte della glaciazione di Würm, compare l’uomo di Neandertal (Homo sapiens neanderthalensis) che lascia tracce in insediamenti temporanei in grotta (cavità del Monfenera, grotte CiotaCiara e Ciotarun, allo sbocco della Valsesia - Vercelli), in siti all’aperto (TrinoVercellese, Astigiano) o sotto ripari rocciosi (Riparo Belvedere). La sopravvivenza si basa ancora sulla caccia e la raccolta di vegetali spontanei;  i reperti attestano le culture definite di tipo musteriano, caratterizzate dal grande sviluppo delle tecniche di scheggiatura con la produzione di strumenti specializzati come raschiatoi e punte e la predeterminazione della forma della scheggia (tecnica levallois). Dalla grotta CiotaCiara provengono gli unici resti umani fossili scoperti in territorio piemontese: un frammento cranico di osso temporale di un individuo adulto e due denti isolati, tutti attribuibili all’uomo di Neandertal. Durante la fase media della glaciazione di Würm, tra il 40.000 e il 30.000 a.C., si afferma l’uomo di tipo “moderno” (Homo sapiens sapiens) e scompare con modalità e cause non ancora determinate l’uomo di Neandertal . Compaiono in Europa le culture conosciute nel loro insieme come  Paleolitico Superiore (40.000-10.000 anni fa).  Comunità più ampie organizzano i propri abitati: accampamenti in grotta o al riparo di pareti rocciose - Monfenera, Boira Fusca nella valle dell’Orco, comune di Cuorgnè (To) - e  insediamenti all’aperto (alta valle del Tanaro). Alle attività di caccia e raccolta si aggiunge lo sviluppo della pesca. Si afferma un nuovo modo di lavorare la selce predeterminando la forma stretta e allungata del manufatto (lama) e si realizzano nuovi strumenti (bulini). Grazie a queste innovazioni, la lavorazione dell’osso e del corno diviene sistematica.

Nel  Mesolitico ( 10.000-6.000 a.C.), l’economia è sempre basata sulla caccia e sulla raccolta con un maggiore sfruttamento delle risorse offerte dall’ambiente circostante e sono sfruttati stagionalmente due ecosistemi diversi: l’alta pianura o le grandi valli nella cattiva stagione e l’alta montagna, intorno ai 2000 m, in estate. Le condizioni climatiche mutano, scompaiono progressivamente i grandi branchi di erbivori, alla caccia individuale per lo più di animali di piccola taglia, si affianca la pesca e la raccolta di molluschi. Le tecniche di scheggiatura della selce e del quarzo progrediscono ulteriormente permettendo la realizzazione di strumenti molto piccoli (microliti), utilizzati per armare le zagaglie e le frecce. Un campo base di gruppi mesolitici dal quale in estate, cacciatori-raccoglitori vissuti tra la fine del IX e la prima metà dell’VIII millennio a.C., partivano per abbattere le loro prede, probabilmente grandi cervidi, è stato esplorato a 1750 metri di altitudine a Cianciàvero, nel Parco dell’Alpe Veglia, nell’alta Val d’Ossola (Verbania).  Dal sito provengono manufatti ottenuti dalla lavorazione dell’abbondante quarzo ialino locale.

I reperti del Paleolitico e del Mesolitico piemontese sono nella vetrina 80 del Settore del Territorio.

Archeologia a Torino

Il Museo di Antichità di Torino prepara la sua terza sezione dedicata all’archeologia della città, intenzionalmente non inserita nel Padiglione del Territorio piemontese progettato dagli architetti Roberto Gabetti e Aimaro Isola e inaugurato nel 1998, dove si espongono i ritrovamenti del territorio piemontese, ad eccezione appunto di Torino

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